13 ottobre 2017
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turismo a 360°

Dario Fo, ciao.


di Catia D'Antoni


Uno tra i miei attori, personaggi, autori, ma una persona soprattutto che io ammiravo: Dario Fo, ciao.

Dario ti conobbi tanto tempo fa, le tue opere mi attirarono come in un vortice; la tua spontaneità nell'esprimere le tue idee anche rischiando, ma poco importa quando hai "coraggio";

il tuo modo di parlare, di mettere in scena quanto di più attuale si poteva vivere era davvero una genialità.

Che dire della tua lingua inventata? Beh, certo non ben compresa da tutti, ma comprensibile ai più.

Dario Fo, ciao.

L'anno di nascita corrispondeva a quello di mia zia, quasi anche il giorno e il mese, quindi affinità forse ce n'erano;

ma di certo non solo per questo ti ho voluto bene.

Sei nato in una famiglia modesta, normale come tanti e ti sei fatto strada lentamente dal tuo paese vicino Varese; decidesti che non bastava far ridere la gente, ma bisognava farla ragionare, farla pensare e magari poi anche ribellare a quello che sarebbe potuto diventare un sopruso.

I tuoi inizi sono stati come autori di testi satirici e poi pian piano ti sei "scoperto", sei venuto fuori, al pubblico; hai conosciuto Franca e con lei hai creato un qualcosa che sarà difficile ripetere;

in quegli anni con lei hai iniziato la carriera nel tuo teatro autogestito e durante le contestazioni del 1968 e della guerra in Vietnam hai deciso che si doveva essere più vicini alla gente, hai dismesso le vesti da teatrante e sei sceso in Piazza, in mezzo alla gente comune, tra gli studenti e il popolo.

Quando presentasti "Mistero Buffo", l'opera venne considerata esattamente oscena e blasfema dagli addetti al mestiere e facesti scandalo, questo me lo ricordo bene;

però il massimo per me fu la rappresentazione di "Settimo: ruba un po' meno", quando parlavi attraverso il cadaverodotto, ecco quello per me fu il massimo ed io poco più che ragazzina sorrisi all'idea e cominciai a pensare che forse quello era davvero il sistema per parlare con l'aldilà.

Dario Fo, ciao.

Il massimo, per me, lo hai raggiunto nel 1997 accaparrandoti il Premio Nobél per la Letteratura: per me il top!

Senza scomporti più di tanto hai commentato con una semplice frase: «Con me hanno voluto premiare la Gente di Teatro» e credo tu abbia avuto ragione, perché se in tanti recitano in teatro, tu sei sempre stato diverso e diretto, ma in te era racchiuso un mondo.

Certo, oltre al teatro ti sei dato da fare anche sul piano politico, ma per me eri un "attore", un esempio da prendere e così è stato; non mi son mai tenuta dentro il mio pensiero, forse per questo ho pochi amici, ma quei pochi lo sono davvero.

Sei stato scomodo a molti, esprimendoti sempre con schiettezza ed il tuo anticonformismo è sempre andato di paripasso al tuo essere anticlericale;

nel tempo le tue farse sono diventate sempre più dirette verso chi esercitava il potere abusandone e così hai creato un personaggio che era quasi sempre presente: il Matto a cui era permesso di dire tutto, proprio perché matto.

Dario Fo, ciao.

Molte sono state le tue Opere, come potrei citarle tutte? Mi dispiace sai, che te ne sei andato, lo so che eri anche stanco e che tutto ha una fine, lo hai sempre suggerito, ma così... no.

E adesso?

Sai che farò? Proverò a costruire ed usare un cadaverodotto, magari riuscirò a parlarti ancora.

Dario Fo, ciao,
Catia