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Pandoro o Panettone? Questo è il problema.


Scritto da Roberta Magliocca

15 Dicembre 2014

A Natale non mancano mai. Pandoro e panettone, intendo. Eppure, generalmente, chi mangia l’uno non mangia l’altro. Questione di gusti, certo. Il pandoro piace per la sua semplicità, quasi neutralità di sapore. Il panettone, più ricco di ingredienti, cattura per il suo sapore deciso. Ma non essendo questa una rubrica gastronomica, né essendo io proprio la più adatta a trattare di cucina (chi mi conosce, sa), questa riflessione nasce dall’idea, forse sbagliata o, comunque, del tutto personale, che la scelta tra pandoro e panettone sia espressione di una personalità ben precisa. Il pandoro è il dolce della gioventù e della spensieratezza. I pandoristi scelgono il pandoro per una questione di tenerezza sentita e condivisa. Chi sceglie il pandoro vuole, essenzialmente, giocare. Aprire quella bustina di zucchero a velo, cospargere il pandoro di neve, chiudere la busta e agitare, divertendosi così tanto da non essere quasi più attratti dalla golosità del dolce ma dal suo spirito goliardico. Ma il pandoro cela anche una certa pigrizia del palato, un non volersi aprire a sapori nuovi e ignoti. Si, il pandoro può essere considerata una scelta facile, sicura, prevedibile. Quasi scontata, sintomo di chi non vuole cambiare la via vecchia per la nuova, di chi la routine la cerca e la rispetta, senza mai lamentarsene. I panettonisti, dal canto loro, sono personalità più complesse e ricche di qualità e contraddizioni. Canditi come nèi di una personalità ben precisa, uva passa come esperienze del tutto uniche e inimitabili. Quella struttura esteticamente forse non perfetta ed armonica come il pandoro, che nasconde una mondo inaspettato e complesso. I panettonisti sono più rari e, forse proprio per questo, più complicati. O forse chi sceglie il panettone, rispetto a chi sceglie il pandoro, non vuole che ci si fermi all’apparenza. Vuole vedere se, per arrivare a loro, si è disposti a superare l’estetica non proprio godibile, se si è disposti a scavare per arrivarne all’essenza. O forse dovrei smettere di scrivere pippe pseudo esistenziali su cosa mai potrebbe celarsi dietro la scelta di un dolce. Vabbè, si insomma, che scegliate pandoro o panettone, che siate pandoristi o meno, Buon Natale a voi, Buon Natale a me, con l’augurio che oltre la crisi economica e i problemi della vita quotidiana, si riesca a trovare il modo per migliorare sé stessi. Ogni giorno un po’ di più.