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Napoli ed il Sud Italia: basta agli attacchi mediatici, serve una svolta.
A cura di Gennaro Buonocore
 aprile 2014

“La primavera è qui. Nel Sud Italia, il sole splende, il cielo è azzurro e il clima è mite. Profumi di fiori di arancio si mescolano con banchi di gelsomino. Il cibo è buono, il vino è poco costoso, la gente del posto è cordiale e la bellezza è tutto intorno. Ma dove sono i turisti?”. Apre così Severgnini, il suo articolo per il New York Times, in cui attacca il Governo italiano, quello attuale e quelli precedenti, di non aver investito sulle infrastrutture al Sud, di aver sprecato soldi e tempo invece di creare autostrade, ferrovie, e aver condannato così il Meridione a non poter godere della sua risorsa più lucrosa: il turismo.  “La Costiera Amalfitana, a sud di Napoli, è ancora una calamita per i ricchi russi e romantici americani. Eppure Napoli è di per sé un deserto di turisti e il resto del Sud Italia è in gran parte privo di vacanzieri. Solo il 13 per cento dei turisti che vengono in Italia arrivano al Mezzogiorno. Gli aeroporti tedeschi hanno destinato 223 voli alle Isole Baleari in Spagna in una sola settimana la scorsa estate, e solo 17 per l’Italia meridionale”. Un dato allarmante dato che i tedeschi sono stati sempre una risorsa per il turismo partenopeo e della provincia, soprattutto delle città degli Scavi, Ercolano e Pompei.
“L’Ente per il turismo italiano spende un sorprendente 98 per cento del suo bilancio per gli stipendi, senza fare promozione turistica” racconta Severgnini e, in tema di sprechi, rende noto che “fino a poco tempo la Regione Campania ha avuto una sontuosa residenza di New York sulla Fifth Avenue”. Punta il dito sul mondo politico, nazionale e locale: “Nonostante sia ancora una delle principali destinazioni per i vacanzieri, l’Italia non ha nemmeno un ministro per il turismo, a differenza degli altri Paesi europei. È lotta tra i proprietari degli hotel e le agenzie e tra imprese pubbliche e private. Regioni confinanti non si confrontano. Sapete perché in Calabria non riescono a collegare con i traghetti con i voli e i treni che attraversano lo Stretto di Messina? Perché la Calabria non vuole vedere i turisti dirottati in Sicilia”.  Amara la conclusione del giornalista che con il suo articolo non ha fatto venire, di certo, voglia di venire in vacanza al Sud: “Speriamo che il nuovo primo ministro, Matteo Renzi, manterrà le promesse. Oltre alle riforme che renderebbero l’Italia un bene per gli italiani – trasporti efficienti, meno tasse, prezzi più equi, rispetto per l’ambiente – è necessario trasformare anche l’Italia meridionale, e il resto del paese, in un paradiso per i vacanzieri”.

Questa è la più che condivisibile idea di Severgnini, ma dietro palesi disastri politici e una totale mancanza di infrastrutture si nasconde un’agghiacciante verità.
Il Sud Italia ed in particolar modo Napoli sono oggetto di continui attacchi mediatici.
Napoli viene dipinta come una città violenta e pericolosa. Sempre.
Anche quando si potrebbe e dovrebbe impostare un servizio televisivo su argomenti positivi si fa di tutto per rivolgere l’attenzione del pubblico sui tratti negativi della città.
Ultimo scandaloso esempio di questa oltraggiosa campagna mediatica è il servizio della Rai sulla Coppa Davis giocata a Napoli.
Il risultato?
La notizia, puntualmente pilotata, fa il giro del mondo, chi vede ciò che qualcuno vuol far vedere si spaventa, si fa un’idea negativa della città e non la visita.
Eppure i dati parlano chiaro. Napoli è la quarta città più pericolosa d’Italia. Prima del capoluogo campano ci sono Milano, Roma e Torino.
Ma per i media non è così. Nell’occhio del ciclone ci sta sempre Napoli.

Qualcosa va fatto, va cambiato questo atteggiamento che vede Napoli e il Sud Italia offeso e derubato dai tempi dell’Unità d’Italia.
Ci deve essere una reazione perché si sta assistendo ad un torto senza precedenti e senza motivazioni valide.

Perché denigrare sempre Napoli?
L’onta subita supera la territorialità e sfocia sulla popolazione: i napoletani!
Ormai i napoletani non sono più italiani,rimangono napoletani.
Fin quando si raccontavano le barzellette andava bene, ma adesso se un giornale esce in edicola con il titolo: “Derubata da un italiano, un albanese e un napoletano”, la questione diventa seria e gravissima.
Ed in quanto tale va affrontata con forza per la sua gravità.
Questa è la domanda che mi pongo.
Perché non c’è reazione?
I politici locali non se ne curano, i cittadini anche se si lamentano possono fare poco o nulla.
Senza una reazione forte, senza una campagna mediatica a livello internazionale senza precedenti, la situazione non cambia e di conseguenza non si vedranno tanti turisti in città.
Gli altri, chi attacca per partito preso, non si possono cambiare, se il loro quoziente intellettivo è inferiore alla media non ci si può far nulla, se la loro mentalità è ancorata a stereotipi razziali del diciannovesimo secolo problemi loro.
Ma chi governa Napoli e la Regione Campania deve obbligatoriamente cambiare un atteggiamento attualmente passivo in una reazione propositiva che porti, almeno all’estero, a far risplendere l’immagine della città di Napoli.
Senza una reazione sarà sempre più notte fonda