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turismo a 360°

Alberobello: la città dei trulli
Scritto da Tiziana Di Marzio 
09 maggio 2013   

Silva Arboris Belli, cioè “selva dell’albero della guerra”; proprio dal nome di un bosco che occupava quest’area deriva quello di Alberobello, il piccolo centro della Valle d’Itria noto in tutto il mondo per i suoi trulli. Queste tipiche costruzioni sono infatti concentrate nell’abitato più che in tutta l’area: se ne contano circa 1000, la maggior parte delle quali concentrate nei rioni del centro storico, che è stato dichiarato monumento nazionale e inserito nella lista dei siti patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Il borgo sorse nel XV secolo come fondazione dei conti Acquaviva di Conversano, fu conteso tra i centri limitrofi di Martina Franca, Monopoli e Conversano e visse poi, nel corso del XVII secolo, il periodo di espansione più importante sotto la guida di Giangirolamo Acquaviva, detto il Guercio di Puglia. Attualmente Alberobello è un centro agricolo importante ma il settore economico più redditizio è sicuramente quello turistico-commerciale. La visita a questo paese fiabesco si svolge inerpicandosi tra i vicoli tortuosi del centro storico, per ammirare la successione e la varietà dei trulli, costruzioni a secco intonacate di bianco con copertura conica realizzata in “chiancole”, sottili lastre di pietra calcarea incastrate l’una sull’altra, dal caratteristico colore scuro. Alcuni trulli hanno mantenuto l’originaria funzione abitativa, altri sono stati adibiti a botteghe per la vendita di souvenir, prodotti tipici e creazioni di artigianato artistico. Di particolare interesse è il trullo sovrano, così denominato dal 1916 per l’imponente cupola alta 14 metri che si imposta sull’edificio a due piani (l’unico con la tecnica a secco) e svetta al centro di un complesso di altri trulli minori tra loro comunicanti. L’edificio è costituito da una grande sala su cui si aprono i vani minori tutti arredati con mobilio e utensili dell’epoca: la piccola stanza da letto, la cucina secondaria, il soggiorno e la sala da pranzo. Dalla stessa sala centrale, attraverso uno stretto corridoio, si giunge alla cucina padronale con il focolare in pietra, comunicante col giardino esterno. Inoltre, un’ ingegnosa scala ottenuta nello spessore del muro dà accesso al piano superiore, e una botola nel pavimento consente l’accesso a un piccolo nascondiglio. Merita una visita il Museo del Territorio che sorge nel sito occupato dal complesso abitativo identificato come “Casa Pezzolla” dal nome del proprietario, Giacomo Pezzolla, medico dei conti Acquaviva di Conversano. Il complesso edilizio è particolarmente importante perché testimonia l’evoluzione della tecnica costruttiva di questo tipo di edifici in quanto combina una serie di trulli differenti tra loro aggregatisi in periodi storici diversi. Si può qui ammirare l’organizzazione del tipo più antico: uno spazio di piccole dimensioni dotato all’interno di focolari, zone separate con camino per cucinare o riscaldarsi, e piccole alcove con i letti. I trulli più recenti si caratterizzano invece per un’articolazione degli spazi differente, con ambienti più ampi che si susseguono linearmente l’uno all’ altro. 
Il complesso dal 1987 è stato adibito a museo le cui sale espositive ospitano una mostra permanente che illustra gli aspetti peculiari della civiltà contadina dell’area dei trulli, gli antichi mestieri e, soprattutto, la tecnica costruttiva del trullo, con una sezione dedicata agli elementi decorativi e ai cosiddettipinnacoli, che costituivano la firma del maestrotrullaro. Interessante è la visita alla cosiddetta Casa D’Amore presso piazza Ferdinando IV, testimonianza del passaggio dalla tecnica costruttiva tradizionale ad una più moderna in coincidenza con una fase di cambiamento nella vita politica di Alberobello: la casa infatti è un vero e proprio palazzo su due piani realizzato nel 1797, anno della liberazione dal feudalesimo, con l’impiego della malta in sostituzione della tecnica a secco. Tra gli edifici religiosi si segnala la basilica dei santi Cosma e Damiano, patroni della città, realizzata a partire dal 1885 in stile neoclassico; da qui, il 27 e 28 settembre, parte la solenne processione delle statue dei santi che richiama molti fedeli provenienti anche da altre città.